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 TESTI PER LA RADIO

Qui di seguito alcuni testi che ho scritto per varie trasmissioni di Ameriaradio: piccoli contributi al di là delle "mie" trasmissioni. Con l'occasione rimando però anche ad esse, in particolare ad "Autori & Autori" e "Ciak si Legge", perché in fondo... non sono recensioni di libri "di altri" anche quelle?

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 I 100 ANNI DELLA RADIO

Il 1 dicembre 2024 a Rieti, Ameriaradio sotto l'egida di Umberto Alunni, ha organizzato una ricca mostra presso palazzo... per commemorare i cento anni della Radio, la cui prima trasmissione avvenne il 6 ottobre 1924.

Alcuni dei conduttori della radio sono stati presenti all'evento per commemorare in diretta dall'interno della mostra questa data importante. Altri lo hanno fatto in streaming.
Io ero presente e ho contribuito con un ricordo personale.

Qui sotto il testo di quel ricordo letto in diretta e il link al relativo video.

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 I 100 ANNI DELLA RADIO

Il 6 ottobre 1924 ci fu la prima trasmissione radiofonica. Tutti stanno preparando celebrazioni per i cento anni della Radio. Io lo faccio così.
Mio padre nasce nel 1926, quando ha due anni, questo bimbo dalle incredibili doti di tecnico in nuce, mostra subito di avere più dimestichezza con fili, prese, spine e valvole che con i giocatoli, sicché adolescente già costruirà la sua prima radio, forse funzionante. Certamente funzionante lo fu quella con la quale avrebbe dato modo ai compaesani di seguire gli eventi che si tessevano a piazza Venezia a Roma e poi la Guerra. Qualche anno dopo, ricordo che non arrivavo al tavolo da lavoro (battevo sempre la testa su una morsa di ferro fissata ad un angolo), ma lo aiutavo a tenere lo stagno per saldare transistor su una piastrina di bachelite (già, ormai le valvole erano superate): a me sembravano perline colorate e più che saldarli, i transistor li annodavo uno con l’altro per fare collanine… lui non era molto contento, ma si rassegnò. Non ricordo come riuscisse a sottrarmi i miei gioielli e a ritrasformarli in quel che dovevano essere. Ricordo però lo stupore che provavo quando, una volta chiusa la magica radio, lui l’accendeva e tac, si sentiva la Voce… Ma come facevano le persone a stare dentro una scatola di scarpe? Ma ciò che più di tutto mi suscitava meraviglia era aspettare che una cosa che chiamavano occhio magico si “scaldasse” e cominciasse a brillare d’un blu intenso, poi giravo le manopole e tra fischi, modulazioni e gracchiamenti, ecco che l’omino nascosto lì dentro parlava russo!
O era inglese? Ma no, erano onde corte... Onde? Pure il mare c’è qua dentro?!
Arrivo a diciott’anni, grande festa, tanti regali… Il più bello? Una radio gialla a forma di bracciale che si apriva grazie a una cerniera e sembrava la cornetta del telefono. Finalmente cresciuta, la radio (ora ad altissima fedeltà, stereofonica, quadrifonica e vattelapesca che altro) mi fa compagnia durante tutti gli studi universitari. Non reggo più lo stagno a mio padre, ma tra un capitolo di glottologia e uno di filologia tengo d’occhio orologio e Radiocorriere per far partire le pizze del Revox e catturare un concerto, un quartetto, la Callas… Nel frattempo la tecnologia è ancora cambiata e la radio ora si sente al telefono, cellulare… Le piccole radio sono in qualche soffitta: chissà se funzionano ancora. Di sicuro funziona una radio alta quanto me, custodita dentro un mobile di radica, con giradischi incorporato, occhio magico e manopole oro e nero. Costruita con le valvole che papà adolescente rubò sotto le bombe a un carrarmato tedesco catturato dagli inglesi. Buon compleanno Radio!

Alla pagina successiva il link per ascoltare questo brano dalla mia voce.

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I 100 ANNI DELLA RADIO
video-lettura in diretta da Rieti 


https://www.facebook.com/reel/1374089190629456

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I 100 ANNI DI GIACOMO PUCCINI

Nel novembre del 2024 Ameriaradio celebrò i cento anni dalla scomparsa di Giacomo Puccini. Noi conduttori demmo ognuno il nostro contributo. Il mio fu il brano che segue alla pagina sotto

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Giacomo Puccini - 2024

Questo, lo sappiamo tutti, è l’anno pucciniano. In Italia e all’Estero, il grande maestro di Lucca è stato ricordato con opere, concerti e quant’altro. È andata molto Turandot, la quale per la verità, oltre che non finita, è l’opera meno “pucciniana” di Puccini. Ma il suo Nessun dorma l’ha resa famosissima e tanto basta.
Noi qui vogliano ricordare il maestro riprendendo un pensiero di una grande esperto di musica, e non solo, Francesco Maria Colombo, il quale in un post di qualche tempo fa riproponeva un disco. Che io ho avuto la fortuna di ascoltare e, grazie a quel post, riascoltare dopo lungo oblio, riscoprendo e, forse per la prima volta, capendo a pieno la musica in esso incisa.
Si tratta proprio di Turandot, data il 1981, è della Deutsche Grammophon, ed è l’edizione emozionante, viva e innovativa di Herbert von Karajan, con Placido Domingo e Katia Ricciarelli.
Quella edizione di Turandot, come spiega FMC, non è soltanto un esempio di virtuosismo smagliante, ma soprattutto la proposta di una poetica pucciniana di immenso fascino, ovvero la proposta di allontanare quell’opera dall’idea tradizionale di melodramma per immergerla invece nella pura bellezza: bellezza di suono, respiro, colori strumentali, fraseggio….
“È come non guardare un quadro di Klimt, ma essere dentro un quadro di Klimt, respirare polline d’oro, sciogliersi in liquide curve…”. Questa visione simbolistica e decadentistica, spiega ancora il Nostro, non esaurisce le possibilità di interpretazione del testo, ma indica una via, anzi La via, perché Turandot sia non un melodramma tradizionale, ma la sua negazione, non un’opera, ma il sogno di un’opera. In altre parole, se la visione di Karajan è legata ad un codice estetico, appunto il simbolismo e il decadentismo, proprio questa modernità è un possibile futuro per quest’opera a dispetto dei quarant’anni trascorsi dalla sua registrazione.
Questo disco fu all’epoca molto citato dai critici sia per la direzione che per la bravura interpretativa di Placido Domingo, qui uomo innamorato e disperato, dalle infinite possibilità vocali, sia per crocifiggere Katia Ricciarelli che più volte è stata fatta a pezzi per questo disco, ma che invece per il suo timbro incorporeo, veramente è, come sottolinea sempre FMC, il perfetto compimento dell’idea estetica di Karajan: “un raggio di disincarnata luminescenza che l’orchestra protegge in un guscio di madreperla”. Proteggendo così la stessa principessa.
Turandot in un crescendo mirabile esige la soluzione di tre enigmi: le soluzioni sono la speranza, il sangue e, come ultimo, il suo stesso nome. È come se Turandot avesse posto al principe l’enigma di sé stessa, quella ricerca che lei non può compiere perché vittima di risentimenti ormai pietrificati dalle difese che si è imposta.
Katia Ricciarelli ne interpreta in modo sublime quel disagio profondo che la sua crudeltà artefatta non riesce più a contenere.
In chiusura ricordiamo che Karajan, sul quale oggi è caduta un’inspiegabile quanto deprecabile damnatio memoriae, non ha mai diretto Turandot in teatro. Per farlo avrebbe voluto come regista Ingmar Bergaman. Ci furono persino dei contatti fra i due geni, ma non se ne fece niente anche per le condizioni fisiche di Karajan sempre più precarie.
Senza dimenticare le arie delicate e struggenti di Mimì, o la sfrontata disinvoltura di Musetta in Bohème, le passioni sanguigne di Tosca, il tragico destino di Manon, la pittoresca figura della Fanciulla del West, la sublime genialità del coro muto di Butterfly, e tutto il complesso e indimenticabile - per qualità melodica, intensità drammatica e preziosismo sonoro - patrimonio musicale di Puccini, riascoltare questa incisione di Turandot credo sia l’omaggio più significativo al Maestro, e con lui, a una bacchetta che ancora oggi ha molto da insegnare e da dare alla difficile arte della direzione, e ai due altrettanto indimenticabili maestri di bel canto, Placido e Katia.
Rossana Cilli 2024

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IN MEMORIA DI ETTORE BISTIANINI - 
2025
 

A gennaio 2025 Ameriario dedico un ciclo di trasmissione a Ettore Bastianini, a 58 anni dalla sua morte, sotto la cura competente di Vito Stabile, presidente dell'Associazione dedicata al grande baritono.
Io contribuii con una registrazione.

Qui il link per ascoltare la trasmissione nella quale fu inserita la mia lettura dal minuto 43.25. Nella pagina successiva il testo scritto.

https://www.ameriaradio.com/bastianini-day-bastianini-smart/?fbclid=IwY2xjawPqm6BleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEezPHruFk1Fv5FjSYa3qLbhCKLaQr_ZBl2kan1FYF0piau_NkjN2FGKB4_GVY_aem_BgdMG73QyuFB1-fgNOI-7A

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Testo per la trasmissione dedicata a Ettore Bastianini - 2025


Oggi sono qui in una veste inconsueta per me, sono chiamata infatti non a parlare di libri, ma a dare un piccolo contributo a un grande della lirica, Ettore Bastianini. Di Ettore Bastianini si parla molto su Ameriaradio e per me è difficile aggiungere qualcosa di nuovo, per non dire di quanto sia solo amatoriale la mia conoscenza del grande baritono rispetto alla competenza dei conduttori che da sempre se ne occupano qui, a cominciare da Vito Stabile ovviamente. E allora mi viene da farne questo ricordo, poco tecnico, non essendone all’altezza, e molto personale, anzi cronologico direi.
A novembre del 1945 Bastianini debutterà nell’Opera a Ravenna, in Bohème. Ma qualche mese prima, esattamente il 28 gennaio di quell’anno 1945 aveva debuttato come basso in un concerto tenuto al Teatro Rex di Siena.
In quella data 28 gennaio cade il compleanno di mia mamma.
Siamo nel 1953, dopo un inizio di carriera con alti e bassi, arriva per Bastianini l’esordio a Firenze nella Lucia di Lammermoor con Maria Callas e Giacomo Lauri Volpi. Quello stesso anno a dicembre sarà già al Metropolitan di New York in Traviata dove trionfa e inizia con il prestigioso teatro una collaborazione che sarà lunghissima.
In quell’anno 1953 nasce mia sorella.
Nel 1955 Bastianini era alla Scala di Milano nella leggendaria produzione di Visconti di Traviata con Maria Callas e Giuseppe di Stefano. Sarebbe tornato alla Scala negli anni successivi con ben 20 opere diverse. Quell’anno 1955 nasco io.
La voce di Ettore, così bella da essere paragonata al bronzo e al velluto in quanto potente, solida ma allo stesso tempo morbida, risuona ormai nei maggiori teatri lirici del mondo: Milano, Vienna, New York, Londra, Salisburgo Verona, Chicago. In ognuna di queste città sarei stata anch’io, nel tempo, ma ahimè, non per raccogliere allori. Intanto però crescevo: con i dischi d’opera a 78 giri (Galli Curci, Lauri Volpi, Tetrazzini, Toti Dal Monte…), che mio nonno portò da Montevideo dov’era andato migrante; poi a 33, che mio padre acquistava per ampliare la collezione anche alla sinfonica; con la Radio, rigorosamente sintonizzata sul terzo canale, ovvero musica classica; e con mia sorella maggiore. Ma pur sempre bambina. E che fanno le bambine? Giocano ovvio.
Ma qualche volta si fanno amabilmente i dispettucci. E fanno la linguaccia…Il massimo dell’irriverenza. O della soave leggerezza degli animi ancora puri. Come quello di certi Grandi, veri, quelli con la G maiuscola, che lungi dall’aspirare ai meschini “poteri” degli adulti, detti pure loro i grandi, ma senza purezza e quindi con la g minuscola, si divertono a tirare fuori a loro volta come ragazzini e in circostanze inaspettate. Chi non ricorda quella di Einstein immortalata in una fotografia in occasione del suo 72° compleanno? Erano gli anni del maccartismo, in cui non c'era spazio per l'ironia, ritenuta sovversiva. Ma l'accademico Einstein, stanco delle foto in posa, si lasciò andare spontaneamente, forsanche in segno di protesta verso l'eccessiva attenzione mediatica nei suoi confronti. Altra celebre linguaccia fu quella dei Rolling Stones, simbolo di spregiudicatezza, irriverenza e libertà, disegnata nel 1971 da John Pasche ispirato dalla lingua di Mick Jagger e da quella della dea indiana Kali.
E Bastianini? Bè, se l'opera lirica è da sempre legata ai concetti di eleganza, classe e perché no, rigore e austerità, tanto più negli anni che videro risplendere l’astro di Bastianini, lui brillò anche per la sua spensieratezza e leggerezza, che forse assimilò dalla vita di Contrada in quel di Siena, dove nacque, visse e fu “adottato” dai panterini, cioè dalla contrada della Pantera, e che ben si adattò al suo carattere che, pur portandolo ad abbracciare la tradizione artistica tipicamente conservatrice, ne fece anche un uomo proiettato nel suo tempo, che mai si chiuse in una torre d'avorio. Tanto che tuttora è un'icona contemporanea, capace di comunicare, velocemente, con tutti. Ed ecco allora che quella fotografia di lui scanzonato che fa la linguaccia e che si trova appunto nella collezione dei panterini di Siena, esprime a pieno tutto questo e lo colloca in buona compagnia fra i veri geni, quelli che, oltre ad avere il talento eccezionale che conosciamo, sanno anche sorridere di sé stessi e della vita.
Peccato davvero che quel sorriso si spense prestissimo, a soli 44 anni, per un tumore che beffardamente lo colpì alla gola nel 1962, lo costrinse a lasciare senza spiegazioni quella che sarebbe stata probabilmente la donna della sua vita, e lo portò tra gli angeli nel 1967, mentre per uno strano caso del destino, proprio quella donna, ormai sposata, si trovava accanto a lui a Sirmione.
Ma per noi rimane sempre il ragazzo che cantando a squarciagola scorrazzava con la bicicletta per le strade di Siena con i vassoi di panini e pastarelle sulla testa da consegnare ai clienti per conto dei fornai che lo accolsero - lui poverissimo di padre ignoto e madre a dir poco eroica - , lo aiutarono, e per primi ebbero la fortuna di ascoltarlo cantare le arie d’opera nella loro bottega con quel suo indimenticabile timbro di voce, lo stesso che a 16 anni impressionò così tanto i Maestri Ammannati, da indurli a dare inizio di fatto alla sua carriera.
Ah dimenticavo, lui morì come dicevo nel 1967, l’anno dopo una navicella spaziale con tre uomini a bordo circumnavigò per la prima volta la luna, l’anno dopo ancora un uomo, il primo, ci mise sopra il piede.
Ma Ettore era già lì e in tutto l’Universo. Estro vagante e splendente. Pardon, Astro vagante e splendente.
Io avevo tredici anni, scrutavo il cielo col telescopio e misi anche io piede per la prima volta… ma no, non sulla luna, al Teatro dell’Opera. A Roma Aida.
Come dimenticare 32 Amonastro consecutivi di Bastianini con Karajan a Vienna? 
Rossana Cilli 2025

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LA RADIO VA A SCUOLA:
LE SARTE DELL'OLIMPO -
2022

Una delle iniziative più belle di Ameriaradio fu quella del 2022 di coinvolgere la Scuola, grazie anche a Maria Teresa Ferrante, insegnante al complesso scolastico di Civita Castellana. 
Mi fu chiesto di scrivere la prefazione e l'incipit di un romanzo che avrebbero poi sviluppato gli alunni e le alunne delle quinte classi elementari. Nacque così "Le sarte dell'Olimpo".
Il libro uscì in cartaceo e fu letto l'anno dopo in un ciclo di trasmissioni da Maria Teresa e dagli alunni-autori.
A questo link la prima puntata nella quale Maria Teresa legge il mio incipit.
Nelle pagine successive trovate invece i testi scritti e il video di saluto che registrai per gli alunni.

https://www.ameriaradio.com/la-radio-va-a-scuola-ti-leggo-un-libro-lettura-a-voce-alta-le-sarte-dellolimpo-1-puntata/

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La radio va a scuola - 2022

Istituto Comprensivo XXV aprile
Civita Castellana
presenta
LE SARTE DELL’OLIMPO
Scritto dagli alunni delle classi quinte
delle scuole primarie
Prefazione e Incipit
a cura di Rossana Cilli

INCIPIT

A otto anni Marco si era sentito molto a disagio. Era la prima volta che gli capitava.
Fu quel giorno a scuola quando i compagni avevano iniziato a parlare dei lavori delle loro mamme - chissà perché le mamme e non i papà - e a forza di sentirli dire “la mia è manager di questo”, “la mia è responsabile di quello”, “la mia è ingegnere”, “la mia è chirurgo”, lui, senza neanche capire bene cosa significassero in realtà quelle parole, percepì però che le mamme dei suoi compagni dovevano essere donne molto importanti, e allora si chiese,
“Come faccio a dire che mia mamma è solo una sarta?”
Non lo disse, inventò una scusa e fuggì da qualche parte.
Ma non poté tenere il segreto per sempre, e alla fine la terribile notizia si divulgò.
Quelli più intelligenti non ebbero niente da ridire, qualche ragazzino molto molto ottuso però si divertì a canzonare il povero Marco perché la sua mamma era una sartina qualunque e dunque lui, che ci faceva in quella scuola considerata esclusiva, cioè per figli di gente importante?
Naturalmente ne fecero un fatto “virale” nelle loro chat.
(Ma dico io non gli bastava il covid 19 a questi qui?)

Ormai Marco era grande, iniziava la quinta ed entro pochi mesi sarebbe passato alle medie: tutta un’altra storia, sperava lui, ma intanto all’inizio dell’ultimo anno, capitò che la direttrice decidesse di organizzare un grande spettacolo di fine studi per il mese di giugno, uno spettacolo che avrebbe dovuto coinvolgere tutta la scuola, e in particolar modo i ragazzi di quinta.
C’era stata una pandemia spaventosa, i ragazzi praticamente non si erano incontrati di persona per quasi due anni e s’erano dovuti arrangiare con la dad, per questo ora si doveva festeggiare il ritorno alla normalità con qualcosa di veramente bello, corale e memorabile.
Tutte le maestre si misero a pensare a come fare lo spettacolo e alla fine si decise di mettere in scena la storia di un gruppo di bambini creato dagli stessi allievi.
“Noooo” gridò Marco, “è troppo normale!”
“Ah sì?, e allora tu che proporresti”, gli chiese la maestra.
“Facciamo una storia piena di dei ed eroi, di creature fantastiche e di mostri”.
“Come ti è venuta in mente quest’idea?”
“Perché mia mamma crea gli abiti per loro, io lo so, li ho visti”.
La classe scoppiò a ridere fragorosamente e la maestra faticò non poco a riportare la calma, Marco però questa volta non rimase mogio mogio in silenzio a subire, e urlò con tutte le sue forze, “Voi non capite niente, mia mamma sa prendere il sole, la luna, e le stelle, il soffio del vento, l’oro e l’argento, i ghiacci eterni e il ferro rovente, e con essi costruisce abiti magici”.
Apriti cielo. Vi potete immaginare cosa accadde.
Quando tornò a casa disse tutto alla mamma. Le narrò finalmente tutti i suoi tormenti con quei compagni cattivi che lo canzonavano da tanto tempo, le mostrò le cose tremende che giravano in “rete” su di lui e le raccontò anche di quella mattina.
Lei provò un dolore grandissimo per la situazione del figlio e rimproverò se stessa per non essersi mai accorta di quanto gli stava accadendo. Allora lo abbracciò, lo consolò come solo le mamme sanno fare e poi, anche se lo aveva già capito, gli chiese perché aveva detto in classe quelle cose su di lei. E Marco allora cominciò. Ti ricordi mamma quella volta che…

Marco raccontò di quella volta che sua mamma lo portò con sé al lavoro perché la scuola era stata chiusa per un problema improvviso e lei non aveva a chi lasciarlo, e poiché lei era sì una sarta, ma della sartoria del Teatro dell’Opera, lo portò lì.
Marco vide stoffe mai viste prima, tanti rotoli di ogni colore, ricami, perle, perline, piume, ori, e una fila infinita di stampelle alle quali erano appesi abiti che nessuno indossava in giro per la strada, e si fece l’idea che quello fosse un mondo assolutamente prodigioso. Allora capì che lui si era sempre sbagliato, la sua mamma non era affatto solo una sarta, ma qualcosa di veramente speciale, come speciale era il luogo dove lavorava. (Che poi che male c’è a fare la sarta? Al mondo mica conta quello che fai, è quello che sei che fa la differenza).
Comunque, quel posto era davvero speciale, perché non c’era mica solo la sartoria lì.
C’erano mille incredibili mondi che Marco iniziò a scoprire girando ovunque tra quelle che chiamavano - va a sapere perché - le quinte e un altro posto misterioso che chiamavano golfo mistico, dentro il quale spiccava una cosa stupenda che invece chiamavano arpa.
Finché tornò in sartoria e vide che sua mamma stava sistemando un mantello soffice, vaporoso, etereo come l’aria sulle spalle candide di una dama, no, di una regina.
Eh sì, non poteva che essere una regina quella figura alta, con una capigliatura sontuosa sulla quale spiccava un gran diadema rilucente. Poi, poco dopo da dietro una tenda uscì un uomo imponente, di certo un re, era stupefacente e Marco rimase a guardalo a bocca aperta nel suo abito tutto d’oro, ma quando lui e la regina si misero a cantare una melodia, a un tempo possente e angelica, decise che solo gli dei - non gli uomini comuni e neppure i re - potevano riuscire a fare una cosa di tale bellezza.
In realtà i due erano cantanti che controllavano se i corsetti dei loro costumi non fossero troppo stretti… ma come lo spieghi questo a un bambino convinto di essere capitato nell’Olimpo?
Ecco perché disse quelle cose a scuola: era finalmente tempo che tutti quegli stupidi ragazzini che lo canzonavano da sempre, sapessero chi fosse veramente sua madre, cioè più di un chirurgo, più di un ingegnere, più di un manager, di più, di più.
Quand’ebbe finito di raccontare, la mamma ci pensò su qualche minuto, poi s’illuminò in volto e disse,“Ascolta tesoro, quand’è la vostra recita? A giugno? Bene. Domani vengo a scuola con te a parlare con la tua maestra, anzi no, vado direttamente dalla direttrice…”.

DA QUI IN POI CONTINUANO I RAGAZZI!

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La radio va a scuola - 2022

Istituto Comprensivo XXV aprile
Civita Castellana
presenta
LE SARTE DELL’OLIMPO
Scritto dagli alunni delle classi quinte
delle scuole primarie
Prefazione e Incipit
a cura di Rossana Cilli

 

PREFAZIONE

La letteratura, soprattutto quella dedicata alla fascia d’età di questi giovanissimi autori, è sempre un universo magico in cui si specchia l’incanto proprio di ogni infanzia. Su quei libri ci siamo tutti formati ed è lì che è scoccata la freccia che qualche volta ha felicemente colpito nel segno e ha fatto di noi degli appassionati di lettura, degli innamorati dei libri per il resto della vita. Ma se succede che in “quella fascia di età” la letteratura non la si scopra solamente, ma la si crei di prima mano, allora la magia supera sé stessa, diventa una lettera d’amore al potere dell’arte, un inno al progresso della civiltà. Ci racconta che non è vero che tutto è perduto in quest’era di tecnologia tanta e ampiezza di vocabolario poca. Ci racconta che ai bravissimi studenti di questa quinta elementare è bastato un esile seme gettato nel terreno fertile e duttile della loro creatività, per fare di uno spunto un libro, un libro bellissimo dove ognuno ha dimostrato il proprio potenziale creativo, il proprio carattere, la propria fantasia che in qualche pagina veramente lascia senza parole. E soprattutto lascia ben sperare per, chissà, il loro futuro di scrittori? Noi confidiamo.
Che dire dei temi scelti dai ragazzi, temi importanti, che lasciano intuire la loro già formata consapevolezza e maturità? Bravi, solo questo possiamo dire.
Qui si parla di bullismo, di rapporti complessi tra i padri e i figli, di discriminazione, di tempi difficili ma ricchi di possibilità, di eroi mitici ed eroi assai più umani che forse hanno tracciato il destino di ognuno di noi con il coraggio delle loro scelte, e c’è la speranza, concreta, che anche dove il “male” predomina, qui simboleggiato da uno dei problemi maggiori della nostra società più giovane, il bullismo appunto, c’è un rimedio infallibile che è sempre e soprattutto l’Arte.
Ci sono molti temi, e ognuno potrebbe diventare un libro.

Cosa ci insegna tutto questo? Che siamo sempre noi adulti a dover ben seminare nei terreni fertili e ricettivi che sono i giovani, anzi i giovanissimi, perché loro sapranno sempre sorprenderci. Perciò ben vengano queste iniziative, e diciamo grazie alle Professoresse che hanno avuto la saggia idea di dare fiducia ai propri allievi coinvolgendoli in questa iniziativa che certamente rimarrà nel loro cammino come quel momento in cui si è capito che essere studenti non è solo la capacità e la necessità di ascoltare una lezione, ma anche quella, ogni tanto, di darla loro. Con buona pace dei robot che pretendono di scrivere “come se fossero veri scrittori”.
E nel mentre sono certa che ogni lettore vivrà questa fresca lettura come una carezza sul cuore, dico grazie a Maria Teresa, a Paolo, alla Scuola e alla Radio per aver dato a me l’onore di farne piccolissima parte.

VIDEO  di saluto ai ragazzi nel giorno della presentazione ufficiale del loro libro a Civita Castellana

https://youtu.be/m5id2a0Lymw?si=pgAW5XquyTSHEM8Y

© Copyright 2025 Rossana Cilli - powered by Bigg Markk

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